sabato 27 dicembre 2014

La sindrome di Rapunzel. Perchè non è facile essere una ventenne moderna.

A D., molto bionda e molto ingarbugliata

 Per la mia generazione, nonostante l’incredibile sforzo di fashion blogger, Fabrizio Corona e tronisti di Uomini&Donne, il senso della vita è ancora nella musica rock e nei film Disney. Se vi chiedete chi, durante le vacanze di Natale, guardi la quindicesima replica del Re Leone mandata in onda dalla Rai, fate un sondaggio tra gli attuali studenti universitari. E la Disney, che spende l’equivalente del PIL del Malawi in media strategist, lo sa bene. Roba che le ultime principesse uscite dal castello sembrano create apposta per diventare trend topic su Twitter.
Problemi di discriminazioni razziali e immigrati? Tacchete, Tiana (la Principessa e il Ranocchio) la principessa afroamericana, che ha lavorato sodo per tutta la vita per raggiungere il suo sogno. 
La parità fra i sessi sembra ancora lontana? Tacchete, Merida (the Brave) imbraccia l’arco che le ha regalato papà e supera di gran lunga tutti i suoi pretendenti, e dichiarandosi più single e convinta delle protagoniste di Sex&TheCity.
La donna più potente al mondo è l’austera governante di un freddo paese del Nord? Tacchete, Elsa (Frozen) porta avanti tutta sola il regno e costruisce palazzi reali in meno di quanto ci sia voluto per un km di Salerno-Reggio Calabria.

E poi c’è lei: Rapunzel. Capelli biondi fluenti e più lunghi dei Rotoloni Regina, occhi verdi, voce da usignolo…che c’entra lei in questa scia di eroine del Nuovo Millennio? Eppure, la solitaria principessa è molto più una ragazza del 2014 di quanto le maniche a sbuffo e il gonnellone la facciano sembrare. 
Non esattamente l'aspetto di una principessa rivoluzionaria

In primo luogo, la povera Rapunzel ha imparato fin da bambina che gli uomini sarebbero venuti da lei solo per i suoi meravigliosi capelli biondi, così da un lato, abbandona - AMEN! - l’idea del galante principe azzurro ma dall’altro si chiude per 20 anni in una torre difensiva insormontabile con i suoi pensieri e i suoi tormenti interiori.
Certo a noi ragazze comuni crescono grovigli di elucubrazioni mentali e fiumi di paranoie più che fluenti chiome dorate ma già qui, basterebbe fare un giro su Tumblr per capire quanto la disneiana eroina ci somigli -anzi, sono pronta a scommettere che se avesse avuto Internet, si sarebbe iscritta anche lei - ma andiamo avanti in questa analisi.
Rapunzel dall’alto della sua torre però vede il mondo esterno e inizia ad avere delle ambizioni. Come la disneiana reinterpretazione dell’Ulisse dantesco è curiosa di vedere delle stelle particolari che appaiono solo una notte all’anno e allora si fa coraggio e si dice: ‘’Mah sì, io ce la posso fare ad affrontare il mondo!’’ e corre dalla mamma, pronta ad emanciparsi, a prendere la strada per realizzare i suoi sogni. La risposta è qualcosa di molto simile a quello che ci sentiamo ripetere ogni giorno: ’’Ma dove vuoi andare tu? Sì hai diciotto anni, sei bella, intelligente, capace ma una ragazza sola non può affrontare il mondo là fuori, nessuno ti prenderebbe sul serio. Dai che stai meglio a casetta, chiusa dentro con mammina che ti prepara il tuo piatto preferito per cena!”
Tra l’altro, immagino che avere una madre iperprottetiva, ossessionata dal tenersi giovane, dalla lotta all’età, decisa ad acconciare la figlia per tutta la vita come una Barbie, non sia un problema solo della nostra Rapunzel, o sbaglio?
Ad ogni modo, la bionda principessa - ça va sans dire - è una ribelle, è pronta a spaccare il mondo, se ne frega delle raccomandazioni di mamma Gotel, e decide che pur di fare quello che vuole è disposta a vivere una doppia vita. E chi si sceglie come compagno di viaggio? Il primo bellimbusto con ciuffo che passa, che usa improponibili tecniche di conquista, non sa scegliere un ristorante decente, ama l’avventura e si è avvicinato a lei solo per mettere le mani su qualcosa di prezioso che Rapunzel tiene ben nascosto. Preciso che nel film è una corona precedentemente rubata dal palazzo reale - siamo pur sempre in un film della Disney - ma il succo della questione è abbastanza chiaro. 

Questo sarebbe lo ''sguardo che conquista''

E come se non bastasse, sul finale del film, si ritrova con un bob castano completamente improvvisato, per il quale una donna normale come minimo avrebbe querelato il parrucchiere per danni morali e d’immagine. 

L'espressione dice tutto

Eppure alla fine Rapunzel, nonostante un principio di sindrome di Elettra, il rischio di finire sul divano, col gelato ad imprecare contro ‘’quello stronzo di Eugene’’ e senza ‘’i capei d’oro a l’aura sparsi’’ ce la fa.
Affronta la madre una volta per tutte, raggiunge una posizione di comando di tutto rispetto e riesce perfino a far mettere la testa a posto allo scapestrato fidanzato che le chiede di sposarla. E il caschetto ora è pure di moda.


Da ventenne, mi piace pensare che siamo così : principesse ingarbugliate (''tangled'' è il titolo originale del film, nda) sì, ma anche principesse che scappano dalla torre e affrontano gli ostacoli, più che capaci di prendere l'iniziativa, di camminare a testa alta anche col taglio sbagliato e di prendersi quello che vogliono, non quello che una società vecchiotta e tradizionalista gli impone di volere. E vivremo tutte felici e contente, finché crisi di mezz'età non ci rovini.