martedì 31 dicembre 2013

Un senso

Voglio trovare un senso a questi iura,
Anche se questi iura un senso non ce l'han

Voglio imparare cos'è una res tradita,
Anche se questi esempi sono un'infinità

Voglio trovare un senso a questa parola,
Anche se l'Il l'ho buttato, dopo la maturità

Meglio che non penso,
Che anche se non ha senso
Gennaio arriverà
L'esame arriverà lo stesso...
Anche se mi concentro
Non basta mai il tempo
Magari un assistente mi salverà

Voglio trovare un'actio per questa obbligazione,
Anche se per questa obbligazione un'actio non ci sta

Voglio trovare un senso a queste Istitutiones,
Anche se queste Istitutiones un senso non ce l'han

Meglio che non penso,
Che anche se non ha senso
Gennaio arriverà
L'esame arriverà lo stesso...
Anche se mi concentro
Non basta mai il tempo
Magari un assistente mi salverà

Voglio arrivare almeno alla donazione,
Anche se di studiare, proprio non mi va...

sabato 21 dicembre 2013

Casa dolce casa

Dicono gli Americani: ''There's no place like home'', ma il problema per lo studente fuori sede è tornarci a casa.

Sì, perchè il rientro può essere una traversata più epica di un viaggio in metro sulla Laurentina.

Partiamo dal fatto che puntualmente, ad ogni ponte più lungo di 3 giorni, tutta la popolazione pendolare di Roma decide di tornare nella madrepatria nello stesso giorno, alla stessa ora, preferibilmente con lo stesso mezzo di trasporto. Quindi, se per caso siete riusciti ad accaparrarvi l'ultimo Italo/Frecciamulticolor/Alitalia/Compagnialowcostqualsiasi/Marozzi/PullmanpercittàdimenticatedaDio che sia, sappiate che la vostra avventura è appena cominciata.

 Caso A: Aereo
In generale è la soluzione scelta da Siciliani, qualche Calabrese e dai pochi Fuorisedes Padani.
L'idea alla base del prendere l'aereo è: ''Tanto è il più veloce''. Peccato che a fronte dei 60 minuti del viaggio Roma-Palermo, bisogna arrivare un'ora prima per il check-in, ed aspettare. Preferibilmente in compagnia di un bagaglio che fa concorrenza a quello che portano in giro i venditori ambulanti. Dopo almeno 30 minuti di attesa scoprirete per caso che il Gate è cambiato e vi toccherà correre dall'altro lato di Fiumicino, per poi dover comunque aspettare almeno altri 40 minuti nell'aereo, per motivi sconosciuti. Probabilmente scaramanzia del pilota, che non vuole interrompere la tradizione del partire sempre in ritardo.

Caso B: Treno
''Tanto con la Freccia è un'ora e sei a Napoli!" Queste si dice siano state le ultime parole di un povero studente bloccato per ore nella campagna casertana. Tanto tra nebbia, proteste, binari bloccati, il vostro treno farà tardi a prescindere. Specialmente se accanto a voi avete una deliziosa madre di famiglia napoletana, magari con figlio a carico, che ha deciso di raccontarvi tutta la sua vita, con quel pàthos che solo un partenopeo sa metterci, mentre il suo adorabile pargolo emette strani suoni attaccato all'ultimo modello di Nintendo/Psp.

Caso C: Pullman
Il pullman è puro masochismo. E' vero la Tiburtina è vicina e non ci sono limiti di bagaglio, ma la speranza che in concomitanza con un grande rientro il G.R.A. e la Tangenziale siano praticabili è davvero vana. Così vi toccheranno più di due ore a contorcervi su un sediolino, nel vano tentativo di trovare una posizione comoda per dormire, e quando starete per prendere sonno o il vostro vicino deciderà di mettersi a parlare ( a telefono o con voi, non fa differenza) oppure l'autista vi delizierà con le trasmissioni di qualche radio locale/canzoni di cantanti improponibili.

Ma non tutto il male viene per nuocere: grazie agli infiniti viaggi di rientro, ogni fuori sede arriverà a finire livelli e livelli di Candy Crush (io sono al 250), battere qualsiasi record a Temple Run, leggere qualsiasi cosa (anche gli appunti di Informatica Giuridica), cancella metà del Rullino Fotografico, rileggere le conversazioni del 2011 (quando magari, manco ce l'aveva quel telefono), sottoporsi a test del tipo: ''Qual è la spezia da cucina che ti siaddice di più?'', aggiornarsi sul proprio oroscopo fino al 2017 e masticare qualsiasi tipo di snack reperibile nella borsa.

In fondo, ogni studente ha imparato: l'importante non è la metà, ma il viaggio.











martedì 17 dicembre 2013

Spotted!

Ieri con un'amica, parlavamo del lungo silenzio della pagina Spotted.
Saranno gli esami, il rientro, la terribile desolazione che ha colpito i corridoi e le aule studio e non della Luiss, ma sembra che il Silent Christmas sia già arrivato.

Personalmente, anche se non ci scriverei mai, adoro la pagina Spotted: ha qualcosa di Romanticismo 2.0, insomma io mi ci vedo proprio le migliori storie d'amore riedite in chiave segnalazione (e tra l'altro, una delle mie storie d'amore preferite è basata tutta su degli ''Spotted!").

Spotted#1: ''Alla brunetta mascherata al Gran Ballo dei Capuleti: Mettiti con me non sarò un figlio di Montecchi, affacciati al balcone, amore mio!"

Spotted#2: ''Al ragazzo biondo, Jack, conosciuto quest'estate in crociera: con te mi è sembrato di volare''

Spotted#3: '' Ad Angelica del corso C, ti ho vista una volta e mi sono innamorato... non vederti più mi rende Furioso''

Spotted#4: ''Ad Edward Cullen: siamo ad Inglese insieme e nonostante i tuoi modi freddi e sfuggenti mi hai davvero stregato''

Ovviamente, la mia visione romantica non tiene conto del fatto che a ''Spottarti'' non c'è solo il tipo timidino che in aula studio ti ha guardata adorante per due ore mentre con le occhiaie e il capelli modello mocho Vileda, ti impiastricciavi di evidenziatore verde fluo o la ragazza che se non fosse per il ''limite del buon costume'' ti salterebbe addosso.

Sì, perchè le persone che seguono una pagina spotted si possono dividere in 3 grandi categorie:

- il Romantico: lui/lei scrive perchè davvero si è innamorato della persona di cui parla. L'ha vista lì, a Parenzo, e nonostante fosse sommersa da codici e fotocopie, con più post-it che pagine da studiare, l'ha trovata semplicemente un'apparizione divina, e come dei moderni Petrarca tessono messaggi poetici, dove non manca anche un indizio per l'oggetto del loro desiderio, che prontamente avvisato dagli amici, potrà o fregarsene o maledire tre quattro santi per essere stato completamente ubriaco la sera a cui si fa riferimento;

- il Simpatico: loro su Spotted ci fanno gli scherzi, tipo scrivere all'amica '' A Caia Sempronia: sei la più bona del corso B, che ti farei!" oppure, al compagno tombeur de femmes: ''Al ragazzo che ieri era alcon la camicia e il papillon: da quando ti ho incontrato all'Art la mia vita è cambiata'', le vittime tra il dubbio dello scherzo e quello della dichiarazione, evitano di parlare e commentare se non con un quantomeno eloquente e significativo:''Ahahahahahhahahhaha'';

- il Nullafacente: sono quelli che come me, in quelle belle domeniche da coma, non hanno niente di meglio da fare che leggere i post, e sperare di taggare per primi un'amica e/o un conoscente, per poi passare i successivi tre giorni a cercare indizi tra virgole, spazi, modi di dire dialettali, album fotografici di qualsiasi evento citato per capire chi sia l'autore, arrivando anche a: ''Ma ti ricordi quel tizio che al Piper ti ha urtato col gomito? Beh, conta che comunque tra 3mila persone schiacciate come sardine, ha scelto di sbattere contro te, eh!"

E voi, che Spotters siete? Mai mandato uno Spotted?

P.S. Si accettano suggerimenti per i post :D

giovedì 12 dicembre 2013

Studenti sotto esame.

Nella lunga ed interminabile attesa, prima di essere interrogata dal prof. di Storia, ho avuto modo di osservare gli studenti che come me si apprestano a convincere il prof. che per loro Baldo degli Ubaldi non è solo una fermata della metro e Graziano non è imparentato con l'enoteca vicino Parenzo.

Anche in questo caso, i Luissini si possono raggruppare in infinite categorie, ecco le principali.

1. Studente Psycho. Sa tutto. Ma proprio tutto. Anzi casomai il professore avesse la malaugurata idea di citare un paragrafo del libro, lui riporterà anche la punteggiatura, correggendo eventualmente il malcapitato docente. Perché Psycho? Hai presente quella voce inquietante dietro di te che ad ogni domanda dá la risposta giusta in modo quasi ossessivo? È lui. Ah, ovviamente ha dato 2 esami a dicembre e il terzo l'ha rifiutato perché 30 gli abbassa la media.

2. Studente Titanic. Prima dell'esame ti sembra preparatissimo, prontissimo, tanto da farti sentire un povero idiota. Poi alla prima domanda, affonda miseramente.

3. Studente Rush. Come il buon James Hunt del film appena uscito, questo studente era quello indietro, che non teneva il passo degli altri. Peccato che poi non si sa come in 3 giorni abbia finito il libro, fatto gli approfondimenti e preso un voto alto.

4. Studente Cenerentola (alias "la rivelazione"). Di solito in questa categoria rientrano molti degli ansiosi: beh, alla fine il suo studio diligente ha portato i suoi frutti e tu impanicato sulla data della caduta dell'Impero Romano ti chiedi perché non hai fatto come lui. Tra l'altro mantiene un livello di umiltà tale che anche se prende 30 e tu 18 non puoi fare a meno di apprezzarlo.

5. Studente Match Point. Il concetto meglio fortunati che talentuosi lui l'ha preso alla lettera. Va all'esame completamente impreparato, e consapevole di ciò. Eppure questa consapevolezza è la sua forza. Tanto che riesce a passare l'esame, con i complimenti del professore.

6. Studente Pearl Harbour. Nel senso che come l'attacco dei kamikaze Giapponesi, si crede eroico ma in realtà è una tragedia, e non è nemmeno consapevole. Sentito con le mie orecchie: "No professore, sono preparato ma lei mi ha chiesto solo argomenti che non sapevo benissimo." (Preciso che tali argomenti corrispondenvano a tutto il libro). Indifendibile.

7. Studente Mamma ho perso l'aereo. No, non è studente particolarmente furbo. Si chiama così perché tutti tra assistenti e professori, sotto Natale, se lo vedono arrivare per l'ennesima volta all'appello. È una tradizione.

8. Studente Alice nel Paese delle Meraviglie. "Ma quindi da lá in mezzo chi è il professore?" "La Magna charta libertatum? Ma sicuro che era sul libro?" "No, aspetta ma io sapevo fino ai codici francesi." E potrei citare all'infinito.

9. Studente Mr.Bean . È l'insicurezza fatta persona. Conosce il libro e la materia meglio del professore ma chiede continuamente ai suoi vicini conferma di quello che sa o spiegazioni. E più tu cerchi di tranquillizzarlo, più si agita fino a quando qualcuno spazientito non decide di sedarlo/mandarlo a fanculo.

10. Studente Il Gladiatore. Lui non ha sostenuto un esame ma una battaglia epica. Lui è Massimo Decio Meridio, numero di matricola 123467 dell'a.a. 2013/14, studente della facoltà di Giurisprudenza, unico leale uditore del prof. a lezione. Sottoposto a domande impossibili (Chi è il P.d.R.?), stremato da intense sessioni di studio... avrà il suo voto... in questa vita o nell'altra. 

11. Studente Io speriamo che me la cavo. Vabbe, il nome è quantomai eloquente. (La mia categoria)

giovedì 5 dicembre 2013

Al mio segnale, andate nel panico.

Nella ferma convinzione che se nessun broccardo mi ha ancora ucciso, sono abbastanza forte per andare a dire al prof. :"Non so un cazzo, ma proprio un cazzo, niente!", a meno di una settimana dall'esame, ho continuato imperterrita e incosciente nella beata nullafacenza.

Al massimo, per vedere i miei amici senza rimorsi, mi univo a gruppi studio serissimi in cui a parte la pausa caffè,  la pausa sigaretta, la pausa tè, la pausa Ciobar, la pausa "Ho fame, scendiamo a comprare qualcosa", la pausa Whatsapp, la pausa foto e ricerca degli hashtag, ci impegnavamo davvero.

Poi qualcosa è cambiato, perché quando vedi la data 10/12 anche sul latte, capisci che l'universo forse ti sta mandando qualche segnale.

E così mi ritrovo ad oggi, che non solo ho disattivato la connessione dati, ma ho impostato pure la modalità offline. Per cinque minuti,  ok, ma almeno ci ho provato.

Ma, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o, più probabilmente, contraria, quindi se io decido di studiare, lo spazio fisico intorno a me decide l'opposto. Non è che sono pigra io, sono le leggi naturali che mi odiano, e posso dimostarlo:

- camera mia è sempre luminosa quando c'è il sole tranne oggi, allora ho acceso la luce, ma mi dava fastidio l'ombra sui fogli e alla fine mi è toccato spostare la scrivania;

- l'acqua per il tè ci ha messo una vita a bollire e certo non potevo lasciarlo sul fuoco e interrompere ogni due minuti per controllare;

- il tipo del palazzo affianco suppongo abbia deciso di ristruttura casa o di darsi alla falegnameria a partire da stamattina;

- il gruppo classe che avevo silenziato, esattamente due minuti fa ha ripreso vita a gran voce e mi è toccato silenziarlo di nuovo;

- già che c'ero ho letto le altre 100 notifiche per non accumularle;

- le mie coinquiline proprio oggi hanno un'amica a pranzo.

Quindi non è che tre libri e due quaderni di appunti, per un totale di 198763628,34 pagine, non mi mettano voglia di studiare appassionatamente - potrebbe essere altrimenti? - ma una concomitanza di fattori inalienabili che si oppone.

E io ho appena realizzato che ho perso un'altra ora di studio. E che ci sono cose negli appunti che non avevo mai visto. E che continuo a leggere la stessa frase senza capirla. E che sono un caso recidivo di irresponsabilità. E che ora dovrei andare nel panico.

Nah, non vado in panico, al massimo keep calm e vado al prossimo appello!

martedì 3 dicembre 2013

Masterchef

Nelle due ore che ci ho messo per fare una semplice spesa salutare (latte, M&M's e insalata), ho avuto il tempo di riflettere sul problema del pranzo per lo studente universitario fuorisede.

Sì, la colazione non è un problema, tanto con le riserve di biscotti, plumcake e cioccolato Kinder di ogni studente ci si cresce un cucciolo di dinosauro. La cena, invece, è proprio un rito dallo spirito quasi diVINO. E poi la sera alla peggio si esce, così tra aperitivi, apericena, serata a casa dell'amico, kebabbaro Bangladeshi,  pizza che nessun napoletano sano di mente mangerebbe,  ristorante che costa più della retta dell'uni e ristorante (con) fusion cino-giappo-thai-coreo-filippino-indi-russa (la Siberia è pur sempre Asia, oh!), nessuno resta digiuno.

Ma il pranzo no, non è cosa da universitari. Per prima cosa per cucinare ( vedi anche scongelare la lasagna di mamma, cuocere il risotto in busta) ci vuole tempo: t - e - m - p - o. E già qua uno dovrebbe capire che non è cosa. Perché si sa che la Luiss ti metterà sempre lezione alle due. E se, casomai, tu avessi lezione fino alle 13*30, avrai Inglese. Quindi hai due possibilità o fare la fame (e finire poi in preda al delirio alla Bakery) o un panino preferibilmente preso al volo al bar. E se la Luiss non ti mette lezione e perché sei sotto esame, e si sa che esame e tempo sono perennemente in conflitto.

In secondo luogo c'è bisogno di fare la spesa. Sulla spesa ci sono due correnti di pensiero. Ci sono quelli che non la fanno perché a parità di costi il McDonald's o chi per lui permette un risparmio di tempo e fatica e ci sono quelli  come me che non la devono fare per risparmiare in calorie. Perché giuro che io ci provo ad entrare nel supermercato e comprare solo l'olio ma già ci vado o prima di pranzo o prima di cena...  non mettete pure i biscotti e la birra vicino alle casse. E non mettete le patatine vicino alla birra. E il cioccolato vicino ai biscotti.

Terzo punto, ci vuole la volontà. E non di cucinare, ma di lavare i piatti dopo. E di pulire il piano cucina. Per mangiare da soli. Vabbe capito, meglio che chiamo le ragazze e andiamo a  prendere un'insalata da Fresco.

Qualora per miracolo ci fossero sia i presupposti di tempo che di spesa, che -incedibilmente- di volontà,  bisogna saper cucinare. Mamma tra le tante cose che mi ha fatto portare a Roma poteva darmi le sue pentole magiche che cuociono, i coltelli fatati che tagliano in maniera regolare e la bilancia in grammi. Almeno ogni volta non rischierei mutilazioni e incendi.

E ora non ditemi che esiste gente che pubblica foto su foto dei propri pranzi luculliani self-made, l'unico vero ingrediente segreto è il filtro di Instagram.


lunedì 2 dicembre 2013

10 tipi che incontrerai a Giurisprudenza

Le ragazze dal secondo anno in su me l'hanno ripetuto in ogni modo, ma niente, sono dovuta arrivare a Roma per arrendermi: l'homo frequentabilis a via Parenzo è una specie più rara del fuorisedis padanus in tutta la Luiss. 
Solo che a differenza del padanus, non è un tenero panda ben visibile e facile da avvicinare, ma piuttosto una tigre siberiana: mimetico e da avvicinare con cautela.
E mentre noi, aspiranti giuriste, ci consoliamo con la legenda dei ''ragazzi di Ares'', risaputamente belli, b(u)oni e, ovviamente, iscritti ad Economia, il resto della categoria homo, realizzata la difficoltà di passare la selezione naturale per inferiorità NUMERICA, si è evoluto e adattato in diverse specie ormai perfettamente integrate nella fauna parenziana.

1.Homo celebris. La prima volta che ci hai parlato già sapevi chi era. Tutti in facoltà sanno chi è. Carismatico, abbastanza carino, fiamma segreta di mezza facoltà. Farti vedere con lui è una botta d'autostima. Certo il punto è farsi vedere insieme, perché tra una cena con l'associazione, il caffè con/da rappresentante, l'evento a Romania, il comizio in centro, per far morire di invidia le amiche è più facile se chiami il tuo migliore amico palestrato che ora studia a Madrid.

2.Homo facilis. Lui piace abbastanza e lo sa. Ma non pensate che sia un narcisista: conscio del suo effetto, da un po' di sè a tutte. Puro buon cuore.Lui vorrebbe stare solo con te, ma cerca di capire tesoro, come ti sentivi quando il ragazzo ti piaceva si filava un'altra? Ecco, mica vuoi fare stare male un'altra ragazza? Suvvia!
  2.1 Homo fidanzatus domi. Vabbe ma occhio non vede, cuore non duole no? E la fidanzata a San Valentino tira fuori gli addobbi con le renne.

3.Homo libertinus . L'hai incontrato sicuramente in discoteca.  O al massimo ad un evento con alcol. In casi estremi al banchetto. Perché lui vuole divertirsi, ha tutta la vita davanti. E a te tutto questo entusiasmo piace, se lo mettesse pure nell'avere (finalmente) una relazione con te. Magari! La sua libertà è sempre lì, peggio di una ex storica (almeno lei puoi ammazzarla). In realtà, se poi si innamora, lui è un quasi frequentabilis, ma il karma lo punisce facendolo passare per un eterno inaffidabile.

4.Homo glucosìus. Lui è dolce. Dolcissimo. Iperglicemico. E lo zucchero, si sa, diventa appiccicoso.All'inizio sei stata colpita dai fiori, dalla canzone, dalle tante, ma proprio tante, attenzioni, dal panorama della vostra prima uscita, dalle frasi che nemmeno Edward Cullen con sceneggiatura di Federico Moccia. Poi quello che ti ha colpito è stato un attacco diabetico.
Da mettere a dieta di smancerie,per relazioni più leggere.

5.Homo endosfigatus. Lui non è nemmeno brutto o impresentabile, ma appunto sfigato dentro. Che lui e l'asinello di Winnie the Pooh fanno a gara a chi è più timido e introverso. E tu per tenerezza, ci caschi sempre. Anche se lo sai che non ti piace, che non ci sa fare e via dicendo.
N.B. a poche fortunate capita che si trasformi in homo sposabilis, POCHE FORTUNATE.

6.Homo extrasfigatus. Oggettivamente non è né carino, né simpatico. Soggettivamente (tradotto ''secondo lui'') è Johnny Depp. Quindi, manco se sei Megan Fox puoi permetterti di non essere terribilmente affascinata da lui. E se lo fai sei solo la solita vuota superficiale che crede di essere l'unica ad avercela. 

7. Homo narcissus. Tanto lui non ti tradirá mai, perché ama solo se stesso. Le vostre conversazioni variano tra argomenti come lui, sè, se stesso. Ha più vestiti e scarpe di Carrie Bradshaw e quando ti guarda negli occhi, non l'hai colpito: in realtà sta ammirando il suo riflesso. Però al giro di shopping non dice mai no, e questa è cosa buona e giusta.

8. Homo maschius. C'è da dire che almeno questa è una specie a cui sei già abituata. Un po' come il celebris e il libertinus ti chiedi quando lo vedrai, perché tu puoi stare sicura che lui ti adora, ma la play, il campo di calcetto, gli amici, il signore degli anelli, il gruppo rock e la birra no. E lui sente il dovere di rassicurarli OGNI GIORNO. Non è che non gli interessi, è che ha troppi interessi. Nonostante tutto, vale un tentativo. e se hai imparato le curve di indifferenza, cosa sarà mai la regola del fuorigioco?

9.Homo maternis dipendens. Ottimo per mettere alla prova le proprie capacità di sopportazione e gestione familiare. Perché lui non ha ancora capito di essere a Roma nel 2013. Hai voglia a usare geolocalizzazioni e sincronizzazzioni, lui è ancora tra le braccia di mammá. Quindi o ti voti a babysitter oppure lo mandi avanti a Plasmon, Sapientino e Disney sperando che cresca.
10.Homo non homo. Lui è perfetto. Perché è tale e quale a te. Così uguale che vi piace pure lo stesso ragazzo. Eggiá.

domenica 1 dicembre 2013

Appello alla Whatsapp Inc.


Roma, 01 dicembre 2013

Ogni giorno migliaia di relazioni umane vengono distrutte dalla funzione ''Gruppi'' di whatsapp. Alcune sono relazioni poco importanti, semplici conoscenze, ma altre sono amicizie decennali, relazioni amorose degne di Twilight. Non importa che tu abbia un sistema iOS o Android, tutti siamo potenziali vittime, i nostri migliori amici, tu, io.

Sì, anche io ci sono passata. E' iniziato tutto per caso, ricordo ancora il fischio dell'iPhone, la prima notifica: ''Chiara ti ha aggiunto al gruppo VB''. Ero figa, mi sentivo parte di qualcosa, qualcosa che i miei amici senza smartphone non potevano capire. Poco tempo dopo ho creato io il mio primo gruppo. Un po' per gioco, un po' per comodità: le mani mi tremavano, ma non per i -3°C, per l'emozione mentre inserivo l'oggetto e sceglievo un'icona. I primi tempi era facile, potevo parlare con tante persone contemporaneamente, l'aumento delle notifiche mi faceva sentire al centro del mondo. Poi, senza che me ne accorgessi la situazione mi è sfuggita di mano, ho dovuto impostare ''Silenzia audio'' pur di non sentire il fischio del telefono. Ai miei occhi l'icona di Whatsapp era diventata come il simbolo dei Mangiamorte per Harry Potter. 
Vedevo discussioni degenerare, semplici emoticon trasformarsi in mostri, mentre cercavo giustificazioni per abbandonare un gruppo, ecco che venivo aggiunta ad un altro. Non era semplicemente un tunnel, era un gruppo, da cui non potevo uscire. Ancora oggi, guardo le dieci icone di audio silenziato e mi chiedo se un giorno sarò di nuovo libera.

Ed è per questo che chiedo a tutti voi e alla Whatsapp Inc. di ribellarsi alla schivitù dei gruppi. E' il momento di abolire questa funzione. Uscite dai gruppi di whatsapp ed entrate in quelli sportivi o in quelli politici o in quelli di alcolisti anonimi. Perchè la libertà di una persona non è nella vita 3G, ma in quella 3D.